Questa riflessione nasce da un problema molto attuale e molto dibattuto in questi ultimi mesi, quello della perdita di identità e di consapevolezza del continente europeo.
Tutto nasce, ma è solo la punta dell’iceberg, dal mancato riferimento nel trattato europeo alle radici cristiane dell’Europa. Addirittura nel secondo preambolo della costituzione europea, si fa riferimento soltanto a “radici spirituali e morali”, facendo finta che due secoli di storia europea e cristiana non siano mai esistiti. A questo punto una domanda sorge spontanea: perché è accaduto tutto ciò? Perché l’Europa è affetta dal morbo del relativismo, pensa che le culture siano equipollenti, si rifiuta di giudicarle, ritiene che accettarne una, la propria, sia un atto di egemonia, un gesto di intolleranza. A un Europa che pensa così, la parola “spirituale” è digeribile perché generica, ma la parola “cristiano” è inaccettabile, perché identitario, proprio e perciò sospetto di arroganza. E’ inutile ricordare quanto l’Europa debba la sua nascita e il suo stato attuale al cristianesimo. Se il cristianesimo ha dato segni così visibili e palesi nei secoli, perché l’Europa lo dimentica? Non può essere sicuramente per memoria corta ma perché c’è la volontà di dimenticarlo e nasconderlo. Per dirla con le parole di Papa Benedetto decimosesto “L’Europa sembra svuotata dall’interno, come paralizzata”.
Da tutte queste considerazioni nasce il tentativo laicista (non laico) di rifondare l’essenza stessa dello stato nazionale sul relativismo. In pratica c’è il tentativo, lo vediamo con l’eugenetica, il matrimonio gay, il multiculturalismo di fondare uno Stato asettico in cui tutto è concesso e relativo. Questo però mi porta istintivamente ad alcune considerazioni che partono da una frase del filosofo tedesco Jurgen Habermas il quale dice “lo Stato basato sulle libertà e secolarizzato si nutre di premesse normative che esso, da solo non è in grado di garantire”. Questo significa che lo Stato laico non può garantire i propri fondamenti , poichè essi riposano in ultima istanza sulla legge naturale (le premesse normative) che è una legge morale. Qui sta il punto debole del relativismo, infatti se tutto è relativo e affidato al diritto positivo, ci possiamo, in teoria, aspettare leggi volute da una maggioranza che chiudano gli occhi per esempio sul furto, sull’assasinio o sulla dissoluzione della famiglia come già accaduto in Spagna. Verrebbe in più completamente perduto un compito primario della legge, il suo valore pedagogico nella formazione del buon cittadino, verso cui il liberalismo e il laicismo attuali sono alquanto sordi. Occorre allora andare alla ricerca del migliore modello di laicità dello Stato moderno. Dal mio punto di vista sicuramente Tocqueville aveva intuito il problema e colto la soluzione: in America. In soldoni Egli dice che in America, entro la separazione fra Stato e Chiesa la religione cristiana è fondamento indipendente della politica e che essa contribuisce potentemente alla conservazione della repubblica democratica degli Stati Uniti d’America. Quindi la religione vista non come elemento della politica, ma come ispirazione necessaria di ogni passibile vita democratica. Quindi la strada che suggerisco riprendendo le tesi di numerosi altri autori è quella di una religione civile cristiana non confessionale come linfa vitale della nostra società (come premessa normativa), che sia alla base del nostro Stato promuovendo quei valori di libertà propri del cristianesimo, che non a caso hanno portato l’Europa ad essere quello che è rispetto ad altri continenti dominati nei secoli da altre religioni. In ultima analisi vorrei chiarire bene un aspetto. Lo Stato moderno e democratico è sempre costituzionalmente e intrinsecamente uno Stato che adotta principi etici. Vi è però una differenza fondamentale fra uno Stato che si fondi su principi etici, ed uno Stato etico. Lo Stato etico si pone esso stesso come fonte dei valori e delle regole morali. Come tale è incompatibile con il principio di libertà individuale. Uno Stato basato su principi etici è garante della libertà individuale quando i principi etici sui quali si fonda sono principi di libertà e di bene come nel caso del Cristianesimo.
Edoardo Tinghi.
28 marzo 2006
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
7 commenti:
Poi ce la spieghi in parole povere !!!
Hasta la victoria siempre
io cane maura
condivido
condivido in pieno questa riflessione. Angelo
Mi chiamo Francesco.Ho trovato ultimamente questo articolo di un teologo cattolico.Che cosa ne pensate ?? Grazie
È illusorio pensare che le religioni possano portare la pace nell'umanità.
Le religioni sono per loro natura violente.
Ogni religione ha la pretesa di essere l'unica assoluta rivelazione della
divinità, a riprova della quale rivendica il possesso di un testo sacro,
rivelato, comunicato o scritto direttamente da Dio. Questa sacra scrittura,
ritenuta espressione definitiva della volontà di Dio, dà il diritto alla
religione di dividere le persone tra fedeli e infedeli, tra puri e impuri,
di promettere un premio o di minacciare un castigo, innescando forme
crescenti di violenza morale, psicologica e, quando le leggi civili lo
consentono, anche fisica.
Naturalmente ogni religione è convinta di essere portatrice di pace e che
il Satana o il Male sia qualcosa che appartiene alle altre religioni,
filosofie o sistemi di potere.
Ogni religione ritiene di avere l'esclusiva della fratellanza e della
pace, ma la storia insegna che proprio in nome della religione gli uomini si
sono scannati gli uni contro gli altri, uccidendo e massacrando per la
difesa del loro Dio.
A questo proposito non va dimenticato che il cristianesimo è stato la
religione più omicida che sia mai apparsa nella storia. Nessuna religione ha
tanti morti sulla coscienza come il cristianesimo.
Fin dai suoi inizi la violenza è stata la costante della Chiesa. Hanno
ucciso più cristiani i papi per imporre la religione cristiana che gli
imperatori romani per contrastarla.
Sono incontestabili le radici cristiane dell'Europa, ma sono radici che
sono state abbondante-mente annaffiate col sangue di milioni di vittime.
La violenza della Chiesa, infatti, non si è rivolta solo agli "infedeli",
musulmani ed ebrei, ma agli stessi cristiani, sia a quelli considerati
eretici, che sono stati bruciati, squartati, bolliti, arrostiti, sia alle
stre-ghe, torturate e condannate al rogo, ma anche a quanti non si
sottomettevano completamente al suo potere. Il tutto in nome del Cristo.
E in nome di Cristo sono stati perpetrati genocidi e stragi: intere
popolazioni ed etnie sono state cancellate dalla faccia della terra (basti
pensare agli Aztechi e ai Maya, solo per citare i più conosciuti) e altre
sono state sottomesse cancellando la loro cultura, la loro storia e le loro
tradizioni.
È evidente che l'adesione ai principi di testi ritenuti sacri non è
sufficiente per esorcizzare la vio-lenza nei confronti degli uomini. Non
basta un testo considerato sacro, occorre che l'uomo venga considerato
sacro. Se il bene dell'uomo non viene messo al primo posto come valore
sacro, non solo i testi dell'Antico Testamento, ma persino il Vangelo può
essere usato per fare il male anziché il bene. San Tommaso arriverà ad
affermare, commentando il testo di Paolo "La lettera uccide, ma lo Spirito
dà la vita" (2 Cor 3,6), che "Per lettera si deve intendere ogni legge
esterna all'uomo, precetti della morale evangelica compresi, che possono
uccidere se non esistesse nell'intimo la grazia sanante della fede" (I 2a
q.106 art.2).
La Parola di Dio si svela solo a quanti mettono il bene dell'altro al
primo posto nella loro esistenza. E' questa la verità che permette l'ascolto
della voce del Signore ("Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce", Gv
18,37). Quando ciò non accade, si rischia di disonorare l'uomo per onorare
Dio, come fa il sacerdote, protagonista della parabola del Samaritano (Lc
10,30-37), il quale, trovandosi di fronte a un ferito, non ha alcun dubbio
su quel che deve fare. Il rispetto della Legge divina è per lui più
importante della sofferenza del moribondo. Per rispettare la Legge, che
proibiva a un sacerdote di toc-care un ferito (Nm 19,16), sacrifica l'uomo.
Lo stesso vangelo, quando non è più a servizio del bene e della felicità
degli uomini, ma viene usato come strumento di potere per sottometterli, si
fa portatore di morte anziché di vita. Il potere esercitato in nome di Dio è
il più perverso, perché ha convinto gli uomini della necessità di
sottomettersi ai suoi rappre-sentanti quale unica via di salvezza. Questo
rende le persone non solo schiave, ma complici di questa schia-vitù
accettata e assunta a valore.
Mentre dietro l'obbedienza allo Stato e alla Famiglia si può celare la
paura per eventuali ritorsio-ni, la sottomissione a Dio si radica talmente
nell'uomo da fargliela sentire come giusta e necessaria per la propria
salvezza.
Gesù mai chiederà ai suoi obbedienza e neanche di obbedire a Dio, alle sue
leggi e tantomeno ai suoi seguaci: il termine ob-bedienza (gr. ypakouo) è
presente nei vangeli solo cinque volte e mai riferita alle persone, ma
sempre ad elementi nocivi e contrari all'uomo: vento e mare (Mt 8,27; Mc
4,41; Lc 8,25), spiriti im-mondi (Mc 1,27), o cose (Lc 17,6).
A Dio, nome comune di ogni religione, Gesù sostituirà il Padre, specifico
della fede cristiana.
All'obbedienza a Dio, Gesù contrapporrà l'assomiglianza al Padre,
all'osservanza della Legge la pratica dell'amore.
Mentre il Dio della religione discrimina tra credenti e miscredenti,
giusti e peccatori, praticanti e non osservanti, il Padre, amante di tutti
gli uomini indipendentemente dal loro credo religioso e dalla loro condotta
morale, comunica vita a tutti, compresi "gli ingrati e i malvagi" (Lc 6,35).
Se in nome di Dio si può uccidere, in nome del Padre si può soltanto
donare la propria vita per gli altri. Nessuna forma di violenza, né fisica,
né morale o psicologica è possibile esercitare in nome del Padre amante
della vita.
Mentre il culto a Dio sottraeva beni e forze all'uomo, l'unico culto che
il Padre chiede è l'accoglienza del suo amore e il suo prolungamento agli
altri (Gv 4,21-23). Mentre l'antico culto era una di-minuzione dell'uomo di
fronte la grandezza di Dio, il nuovo potenzia l'uomo e l'innalza sempre più
verso il Padre.
Dio ha una sola scusa: non esiste
edo non ho parole...appena ti vedo ti sistemo io... :-)
Posta un commento